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“Triple A”: il movimento dei vini anticonformisti

Oggi andiamo allo scoperta di un mondo sicuramente “non comune”, che può generare dibattito e pareri discordanti ma che, per valori e convinzioni espresse, merita di esser approfondito e analizzato. Perché, in fin dei conti, la conoscenza è alla base delle opinioni.

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Immagine di: triplea.it

Un ideale prima del profitto, una filosofia prima della vendita, una mission prima della notorietà. C’è tutto questo alla base dei vini Triple A: i vini degli agricoltori, degli artigiani, degli artisti.

L’ideale

Chi sono i produttori di vini Triple A?

Sono agricoltori, artigiani e artisti. Tutto insieme. Non basta, infatti, essere una di queste cose, bisogna essere tutte queste cose. Ed è proprio qui l’essenza del concetto Triple A. I produttori di vini “Triple A” sono produttori che conoscono la terra e il vigneto perchè “soltanto chi coltiva direttamente il vigneto può instaurare un rapporto corretto tra uomo e vite ed ottenere un’uva sana e matura”. Sono produttori che sanno curare le uve in modo tale da “attuare un processo produttivo viticolo ed enologico che non modifichi la struttura originaria dell’uva e non alteri quella del vino”. Sono produttori sensibili e rispettosi del loro lavoro e delle loro idee, caratteristica indispensabile per “dar vita ad un grande vino dove vengano esaltati i caratteri del territorio e del vitigno

Alla base di tutto, però, c’è un grande ideale: ritornare a produrre IL vino e non UN vino: il vino che sappia emozionare, frutto della terra e della passione dell’uomo e non un vino qualsiasi, omologato in aromi, gusto e sentori.

In particolare, la volontà è quella di differenziarsi dalla standardizzazione del vino commerciale, in particolare da tutto ciò che è ottenuto con tecniche agronomiche ed enologiche che riducano all’osso l’impronta del vitigno, l’incidenza del territorio e la personalità del produttore.

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La filosofia 

Le filosofia delle Triple A si basa prima di tutto su un lavoro agronomico certosino e, soprattutto, rispettoso della vite. 

Prima di tutto le viti future vengono selezionate manualmente.  Dopodichè in fase riproduttiva le viti sono lasciate “libere”, non su di esse non viene utilizzata alcuna sostanza chimica di sintesi in modo tale da rispettare i suoi cicli naturali.  Una volta cresciuto il grappolo, le uve vengono raccolte solo a maturazione fisiologica e devono essere perfettamente sane

La seconda fase fondamentale del decalogo dei vini “Triple A” si ha in fase di vinificazione.

Durante il processo ai mosti non  viene aggiunta né anidride solforosa né altri additivi. L’anidride solforosa, infatti, può essere aggiunta solo in minime quantità al momento dell’imbottigliamento. Gli unici lieviti utilizzabili sono quelli indigeni. In fase di fermentazioni il solo parametro controllato è quello legato alle temperature mentre la “maturazione” del vino avviene rigorosamente sulle proprie “fecce fini” fino alla fase d’imbottigliamento. Prima dell’imbottigliamento, inoltre,  non viene effettuata alcuna chiarifica e nemmeno filtrazioni.

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La mission

Da ormai parecchi anni, il movimento “Triple A” s’impegna a far riscoprire i valori antichi alla base del prodotto vino (e non della bevanda vino), riprendendo i metodi agricoli e di cantina dei padri e ancor prima dei nonni

Attualmente il movimento è composto da quasi 100 produttori provenienti da ben 12 Paesi differenti. Dall’Italia (con ben 15 regioni rappresentate) alla Francia, passando per l’Austria, la Germania, Il Portogallo, la Spagna, la Svizzera, la Grecia, fino ad arrivare a paesi come Croazia, Slovenia, Georgia e Libano.

Un insieme di viticoltori, dunque, uniti dalla stessa passione e dalle stesse convinzioni: “coltivare il vigneto come un orto” al fine di produrre un vino che faccia “schioccare la lingua e brillare la pupilla”!

Noi ci stiamo immergendo ora in questo mondo particolare, ma certamente affascinante: a breve visiteremo anche una di queste aziende. Non vediamo l’ora di raccontartelo.

A te, invece, è già capitato di imbatterti in un bottiglia con un’etichetta a “Triple A”? Com’è andata?

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